

Il Comitato ristretto presieduto da Cesare Salvi ha approvato il ddl sulle coppie di fatto su cui ripartirà la discussione in Commissione Giustizia. Pur con alcuni limiti su cui sarà opportuno ritornare, questo disegno di legge è una strada da percorrere per rispondere alla richiesta di diritti che proviene da milioni di persone
Sapevamo che le braci covavano sotto alla cenere: il disegno di legge sui DICO, dato per spacciato da molti, era in discussione al Senato, in un Comitato ristretto presieduto da Cesare Salvi di Sinistra Democratica, insieme ad altre proposte, di segno e colore differente, che avrebbero garantito diritti ai conviventi. Quel Comitato trasversale, oggi, ha approvato un disegno di legge dal quale ripartirà la discussione in Commissione Giustizia e, incrociando le dita, finalmente, le unioni civili arriveranno al voto del Parlamento italiano.
Come la Fenice, le unioni civili tornano in primo piano, dopo mesi di dibattito feroce ed una piazza, quella di San Giovanni a Roma, che si è colmata ben due volte per altrettante manifestazioni di segno opposto: il Family day, che voleva seppellire i DICO e qualsiasi provvedimento a favore delle nuove famiglie, e il Gay Pride, in piazza per la piena parità di diritti degli omosessuali ed una legge equa per le coppie gay. La prima manifestazione ebbe tutta la simpatia dell'universo politico scatenando una rincorsa di dichiarazioni bipartisan identiche: "quella piazza si deve ascoltare". La seconda, con più manifestanti stando ai numeri diffusi dalla Digos, fu accolta da un accanito silenzio. Quel silenzio, che durava ormai da oltre un mese, si è rotto con un disegno di legge, ancora timido se considerate le richieste degli omosessuali e le necessità delle coppie di fatto, ma che supera alcuni dei limiti sostanziali dei DICO, su cui abbiamo insistito molto, e cioè il riconoscimento pubblico, l'obbligatorietà della coabitazione per la coppia, la balzana idea di stipulazione via raccomandata, l'impossibilità di regolare il regime patrimoniale.
I CUS, un contratto privato che si potrà contrarre di fronte ad un giudice di pace o ad un notaio, finiranno in un registro pubblico e regoleranno ottimamente i diritti sanitari (visite e scelte relative alle cure nel caso i cui il partner sia inabilitato), le scelte relative alla morte (funerale, cremazione e così via) e il regime patrimoniale della coppia, offrendo anche garanzie per l'eventuale rottura del rapporto.
Non convince il CUS, al contrario, sulle coppie miste (con uno dei partner extracomunitario), impossibilitate o quasi, almeno stando a quanto scritto nel disegno di legge, alla regolamentazione. Non sono accettabili, infine, nove anni di CUS per ottenere l'eredità: appaiono infatti davvero eccessivi; per non parlare delle pensioni di reversibilità, rinviate in questo testo, come nei DICO, al riordino complessivo della materia.
La scintilla CUS ha riaperto feroci polemiche. Sorvoliamo sul solito Volontè, che scivola su di un'infelice battuta a tinte xenofobe -"`Cus-cus` diverrà il piatto tipico di Stato. Mi permetto di aggiungere che si evidenzia la propensione araba della maggioranza", ha dichiarato l'onorevole Udc-, più curioso il commento dei sostenitori del "Family day", i seppellitori dei DICO. Anche questa volta, come per le unioni civili e i Pacs, suggeriscono che non c'è necessità di alcuna legge: i diritti delle coppie di fatto sarebbero già garantiti dal codice civile. Mentono, sapendo di mentire, quello delle coppie di fatto è un fenomeno sociale in continua ascesa e al Senato non si sta giocando sul nulla, ma sull'esistenza e le difficoltà di numerose nuove famiglie italiane. Per questo è auspicabile che la discussione proceda rapidamente, e che si arrivi al voto in aula entro l'autunno in modo tale che ognuno possa assumersi pubblicamente e palesemente di fronte all'elettorato le proprie responsabilità o irresponsabilità. In Italia alcuni milioni di cittadine e cittadini vivono in regime di convivenza ed attendono da tempo una buona legge di regolamentazione. È un'occasione che non va sprecata.
*Deputato Sinistra Democratica, presidente onorario ArciGay
Sapevamo che le braci covavano sotto alla cenere: il disegno di legge sui DICO, dato per spacciato da molti, era in discussione al Senato, in un Comitato ristretto presieduto da Cesare Salvi di Sinistra Democratica, insieme ad altre proposte, di segno e colore differente, che avrebbero garantito diritti ai conviventi. Quel Comitato trasversale, oggi, ha approvato un disegno di legge dal quale ripartirà la discussione in Commissione Giustizia e, incrociando le dita, finalmente, le unioni civili arriveranno al voto del Parlamento italiano.
Come la Fenice, le unioni civili tornano in primo piano, dopo mesi di dibattito feroce ed una piazza, quella di San Giovanni a Roma, che si è colmata ben due volte per altrettante manifestazioni di segno opposto: il Family day, che voleva seppellire i DICO e qualsiasi provvedimento a favore delle nuove famiglie, e il Gay Pride, in piazza per la piena parità di diritti degli omosessuali ed una legge equa per le coppie gay. La prima manifestazione ebbe tutta la simpatia dell'universo politico scatenando una rincorsa di dichiarazioni bipartisan identiche: "quella piazza si deve ascoltare". La seconda, con più manifestanti stando ai numeri diffusi dalla Digos, fu accolta da un accanito silenzio. Quel silenzio, che durava ormai da oltre un mese, si è rotto con un disegno di legge, ancora timido se considerate le richieste degli omosessuali e le necessità delle coppie di fatto, ma che supera alcuni dei limiti sostanziali dei DICO, su cui abbiamo insistito molto, e cioè il riconoscimento pubblico, l'obbligatorietà della coabitazione per la coppia, la balzana idea di stipulazione via raccomandata, l'impossibilità di regolare il regime patrimoniale.
I CUS, un contratto privato che si potrà contrarre di fronte ad un giudice di pace o ad un notaio, finiranno in un registro pubblico e regoleranno ottimamente i diritti sanitari (visite e scelte relative alle cure nel caso i cui il partner sia inabilitato), le scelte relative alla morte (funerale, cremazione e così via) e il regime patrimoniale della coppia, offrendo anche garanzie per l'eventuale rottura del rapporto.
Non convince il CUS, al contrario, sulle coppie miste (con uno dei partner extracomunitario), impossibilitate o quasi, almeno stando a quanto scritto nel disegno di legge, alla regolamentazione. Non sono accettabili, infine, nove anni di CUS per ottenere l'eredità: appaiono infatti davvero eccessivi; per non parlare delle pensioni di reversibilità, rinviate in questo testo, come nei DICO, al riordino complessivo della materia.
La scintilla CUS ha riaperto feroci polemiche. Sorvoliamo sul solito Volontè, che scivola su di un'infelice battuta a tinte xenofobe -"`Cus-cus` diverrà il piatto tipico di Stato. Mi permetto di aggiungere che si evidenzia la propensione araba della maggioranza", ha dichiarato l'onorevole Udc-, più curioso il commento dei sostenitori del "Family day", i seppellitori dei DICO. Anche questa volta, come per le unioni civili e i Pacs, suggeriscono che non c'è necessità di alcuna legge: i diritti delle coppie di fatto sarebbero già garantiti dal codice civile. Mentono, sapendo di mentire, quello delle coppie di fatto è un fenomeno sociale in continua ascesa e al Senato non si sta giocando sul nulla, ma sull'esistenza e le difficoltà di numerose nuove famiglie italiane. Per questo è auspicabile che la discussione proceda rapidamente, e che si arrivi al voto in aula entro l'autunno in modo tale che ognuno possa assumersi pubblicamente e palesemente di fronte all'elettorato le proprie responsabilità o irresponsabilità. In Italia alcuni milioni di cittadine e cittadini vivono in regime di convivenza ed attendono da tempo una buona legge di regolamentazione. È un'occasione che non va sprecata.
*Deputato Sinistra Democratica, presidente onorario ArciGay
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