
Anche se non si può parlare di applicazione integrale del programma dell'Unione, e vi sono punti da precisare e altri che possono suscitare dubbi e riserve, il nostro giudizio è che la proposta del governo vada sostenuta. Particolarmente rilevante per noi è il consenso del sindacato confederale. Al sindacato, che è stato oggetto in queste settimane di attacchi ingiusti, va dato atto di aver confermato la capacità di tener conto degli interessi generali del Paese, e al tempo stesso di saper difendere con fermezza le ragioni dei lavoratori. Daremo anche noi peso naturalmente al giudizio dei lavoratori, al quale lo stesso sindacato ha giustamente deciso di rivolgersi. Nella sostanza, l'offensiva moderata e neocentrista che si era dispiegata in questi giorni anche all'interno della maggioranza è stata sconfitta. Ora è indispensabile che l'Unione rilanci le sue politiche riformatrici, a cominciare da una nuova legislazione del lavoro a tempo determinato e contro il precariato, e dall'intervento sui costi della politica, a partire dalle pensioni dei parlamentari. Di entrambi questi temi Sinistra Democratica chiede l'inserimento fin dalla risoluzione sul DPEF che sarà discussa dal Parlamento la prossima settimana. Vorremmo ricordare che Sinistra Democratica aveva avanzato fin dall'inizio due precise richieste: che la proposta del governo fosse presentata senza ulteriori ritardi, prima delle ferie estive, e che fosse tale da consentire l'intesa con il sindacato. Nel merito, avevamo chiesto che la proposta assumesse una visione complessiva delle condizioni di lavoro e del malessere di lavoratrici e lavoratori, tenendo conto non solo dell'età pensionabile, ma anche delle condizioni di lavoro, della lotta alla precarietà, della tutela delle giovani generazioni. Particolarmente significativa al riguardo è la riforma del sistema contributivo a tutela dei giovani precari. Rispetto ai pronunciamenti dei settori più moderati della maggioranza, ribadiamo che ci siamo trovati davanti a una inaspettata e bizzarra anomalia: chi ha messo in discussione il programma dell'Unione si è ammantato di modernismo come se sia moderno dire una cosa in campagna elettorale e poi farne un'altra, mentre chi ne ha chiesto il rispetto si è sentito apostrofare come estremista, se non addirittura irriducibile. Il governo ora deve agire energicamente contro la precarietà e dare concrete risposte al tema dei diritti dei giovani, che è stato usato strumentalmente in questa vicenda. Ciò significa anzitutto riformare la legislazione sul lavoro, rivedendo la normativa sui contratti a termine, e favorendo il lavoro a tempo indeterminato. La tutela dei giovani richiede infatti che siano attribuiti loro diritti anche sul posto di lavoro, e non solo con gli ammortizzatori sociali. In generale, bisogna tornare a valorizzare il lavoro come elemento centrale della nostra società. Riconoscere il valore sociale del lavoro vuol dire appunto "valorizzarlo" sia dal punto di vista dei diritti che da quello retributivo, e valorizzarlo in tutto il suo percorso: dall'inizio dell'attività lavorativa, fino al momento della pensione. Il giudizio sulla proposta del governo deve essere dato complessivamente: è importante l'aumento delle pensioni più basse, il riconoscimento dei lavori usuranti e pericolosi, il rispetto dell'età pensionabile delle donne, il superamento dell'iniquità creata dallo scalone di Maroni; particolarmente importante è l'intervento sui coefficienti di trasformazione, la cui applicazione senza modifiche comporterebbe altrimenti il sostanziale azzeramento delle future pensioni. In definitiva a noi pare che prevalgano gli aspetti positivi rispetto a quelli negativi, che pure vi sono.
fonte:sito www.sinistra-democratica.it
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