Sinistra democratica per il Socialismo Europeo è un movimento politico organizzato che si richiama agli ideali del socialismo e alle tradizioni culturali della sinistra che hanno contribuito alla fondazione della Repubblica democratica. L'obiettivo di avviare un ampio processo unitario, che in prospettiva coinvolga tutta la sinistra italiana nella costruzione di una nuova più grande forza politica, costituisce la ragion d'essere del movimento.

giovedì 1 maggio 2008

I Maggio Festa dei lavoratori


Il nostro è un paese in cui si continua di morire di lavoro, più che in altri paesi; i salari sono bassi, tra i più bassi in Europa; la precarietà una condizione dell’esistenza.E’ anche il paese fondato sulla Costituzione repubblicana che indica nel lavoro il fondamento della Repubblica. La legislazione del lavoro italiana e i contratti hanno alle spalle e come limiti lo Statuto dei Diritti al Lavoro, che ha tradotto lo spirito della Costituzione.Tra la perdita di valore sociale del lavoro così evidenziata dalle morti quotidiane e dal livello delle retribuzioni e la solennità dei valori fondanti della Repubblica c’è una distanza profonda, che parla del vuoto di rappresentanza politica delle ragioni delle lavoratrici e dei lavoratori, sedimentato in tanti anni.Questo è il problema principale squadernato di fronte alla Sinistra politica italiana, che risultati i elettorali hanno amplificato perché l’hanno registrato senza veli. Se lo si affrontasse per quello che è, ci si troverebbe anche di fronte al secondo interrogativo. Come, di fronte a processi economici globali che dunque non sono confinati entro una nazione, si ricostruiscono diritti universali del lavoro, come li si estendono oltre le costituzioni nazionali in cui sono iscritti e dunque qual è la dimensione (almeno europea) della cultura politica della sinistra moderna da ricostruire. E’ la competizione globale e la possibilità di trovare fuori dai confini nazionali lavoro a più basso costo, assenza di vincoli ambientali, eccetera, a giustificare la minaccia-pressione agitata dalle associazioni delle imprese in Italia nei confronti del sindacato e dello Stato per ottenere sgravi fiscali e sostegno con risorse pubbliche, giustificare bassi salari fino ad inaugurare neologismi tanto impropri quanto ideologici come il “salario di produttività”.E’ sempre richiamando la competizione globale che la nuova presidente della Confindustria Emma Marcegaglia, propone la centralità dell’impresa quale valore fondante della Repubblica, con un rovesciamento di paradigma certo anche se non nominato. Al contrario il dibattito politico italiano di oggi ci ripropone dopo le elezioni politiche e il disastroso suggello romano una tesi esattamente opposta: i diritti non sono universali, ma territoriali; anche i salari; la contrattazione nazionale in quanto tale, non moderna.Dunque la competizione sui diritti e la disuguaglianza come entità da enfatizzare sono il pericolo nascosto dietro la perdita di senso di una cultura politica nazionale ed europea, travolta dalla globalizzazione. Tutto ciò descrive un’idea precisa di crescita economica, di modello sociale e relazioni tra le persone. Sappiamo che le incertezze della globalizzazione rischiano di trasformarsi in un’illusione di cittadelle protette, in razzismo e in xenofobia se alle domande di sicurezza in senso generale non arrivano risposte concrete ed efficaci.Il primo maggio del 2008 è Festa Nazionale del lavoro: perché non sia un rito,

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