Sinistra democratica per il Socialismo Europeo è un movimento politico organizzato che si richiama agli ideali del socialismo e alle tradizioni culturali della sinistra che hanno contribuito alla fondazione della Repubblica democratica. L'obiettivo di avviare un ampio processo unitario, che in prospettiva coinvolga tutta la sinistra italiana nella costruzione di una nuova più grande forza politica, costituisce la ragion d'essere del movimento.

mercoledì 17 ottobre 2007

Cara sinistra, svegliati e datti una mossa. Il Pd ci indica che occorre unire le forze

Nell’arco di pochi giorni, due eventi politici previsti e a lungo preparati sono esplosi per numero, qualità ed entusiasmo dei partecipanti e anche di molti non partecipanti. La prima constatazione è che quando la rappresentanza sindacale e politica si apre coraggiosamente all’ascolto, e presenta ai cittadini una libera e schietta opportunità di esprimersi, essi l’accolgono generosamente, e avviano non solo una fase di apertura di credito, ma anche una prospettiva di impegno. La seconda è che da questi eventi può rinascere la speranza, dopo un anno e mezzo di tormenti e di delusioni, che l’Italia possa uscire dal groviglio di interessi particolari, dalla spinta lenta ma altrimenti irresistibile al declino economico, culturale e morale, dalle sistematiche contrapposizioni frontali, dallo scadimento del prestigio della politica. La terza è che l’Italia ha espresso, nel quadro europeo, a volte il peggio (a partire dal fascismo) ma anche il meglio della democrazia, dalla Resistenza alla creazione di partiti originali, dalla vivacità delle lotte del lavoro alla funzione politico-culturale che ha avuto spesso la migliore intellettualità. Ancor oggi, come testimoniano sempre le cifre dell’Eurobarometro, l’Italia ha la più alta percentuale di votanti alle elezioni e il più alto indice di iscrizione alle organizzazioni sindacali.
Ma anche, purtroppo, il maggior numero di partiti. E questo è uno dei tanti motivi per cui io (e altri), pur non votando alle primarie, abbiamo visto con simpatia la nascita del Partito democratico e la candidatura, alla sua guida, di Walter Veltroni, come una forte novità e un possibile pilastro di una coalizione solida, e possibilmente più ampia di quella esistente. Lo dico perché la vedo come un’esigenza nazionale, e perché da troppo tempo si sono allentati i collegamenti tra le diverse forze dell’Unione, che è l’alleanza che ha vinto le ultime elezioni.
Comprendo che l’impegno verso la nascita del Partito democratico abbia potuto assorbire le maggiori energie dei suoi costituenti, e non penso ovviamente che in esso possano manifestarsi serie tentazioni di egemonia, in un contesto numerico e politico nel quale c’è bisogno di tutti (e di più). Fra i tutti ci sono anche le forze di sinistra, con origini e sigle diverse, che hanno espresso la volontà di associarsi e che hanno anche avviato un coordinamento parlamentare e a volte locale.
Stride però, anche nel confronto con la creazione del Partito democratico, più che la comprensibile disparità delle opinioni, la reticenza a uscire dai diversi steccati e la propensione a pensare che la sinistra possa essere soprattutto (o soltanto) la somma di quattro sigle: Rc, Pdci, Sd e Verdi. Vedo con preoccupazione le tendenze all’isolamento fra gruppi dirigenti, e più ancora la mancanza di collegamenti di base, la debolezza di forme di apertura e di partecipazione diffusa. Il processo che ha preso le mosse mesi fa, prevedeva una federazione, ma questo obiettivo non mi pare più sufficiente. Penso piuttosto che si debba avviare un processo costituente, capace di attrarre altre forze, per enucleare gli orientamenti strategici di un nuovo soggetto e per affrontare alcuni temi di maggiore urgenza. Il primo è il posto, il merito, il reddito e la dignità che dobbiamo rivendicare al lavoro. Il secondo è varare una legge elettorale che riconsegni ai cittadini il potere scegliere i parlamentari (e gli altri eletti). Il terzo é ridurre drasticamente i costi della politica, senza imbrogli e tentennamenti. Il quarto è quello di porre la ricerca e il sapere (come disse Prodi in campagna elettorale) al centro della politica, soprattutto per i giovani. Ma l’elenco può essere ancora più ampio.

Giovanni Berlinguer parlamentare europeo e componente Comitato promotore naz. SDpSE

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Pochi punti qualificanti :
1) Ecologismo
2) Pacifismo
3) Non violenza
4) Antiliberismo
5) Parità fra i sessi
6) Laicità dello Stato
7) Democrazia in politica ed in economia
8) No all'omofobia
9) Accoglienza

Un Nome :
La Sinistra

Un Simbolo :
Bandiera Rossa del Lavoro con Onda Arcobaleno

Riusciamo intorno a questi pochi punti a costruire un Partito ?
Riusciamo a farlo in pochi mesi, anzi in poche settimane ?
Riusciamo a non deludere e conseguentemente a disperdere persone e aspettative di chi non si è rassegnato al Pensiero Unico ?
Per portare avanti le istanze di cui sopra è necessario un forte e radicato Partito, ed è necessario sia che si stia all'opposizione sia che si governi. Altrimenti diamo vita ad un Club oppure ad una Fondazione e lasciamo governare gli altri.
Al Lavoro e alla Lotta.
Riccardo

Anonimo ha detto...

Avvertiamo tutti la necessità di una maggior semplificazione dello scenario politico nazionale ma nel contempo non riesco a immaginare di poter dare la mia fiducia ad un nuovo soggetto politico nato dall'unione dei quattro partiti di sinistra più importanti, partito che rischierebbe di portare al suo interno i contrasti e le diversità d'opinione tra le forze promotrici che oggi mi sembrano troppo evidenti (vedi protocollo sul welfare e partecipazione alle relative manifestazioni).
In questo momento, dopo la nascita del PD, mi sento senza riferimenti politici, quello che più mi rappresenta è la Sinistra Democratica ma ho paura che la fusione con le varie ali comuniste, che difficilmente rinunceranno alle loro identità, mi possa togliere anche questo ultimo appiglio.
E allora, se semplificazione deve esserci, mi piacerebbe pensare ad un partito di sinistra con una forte propensione alle problematiche del lavoro, ma affrontate in chiave moderna e con maggior apertura mentale, ed alle tematiche ambientali. In poche parole mi vedrei benissimo insieme ai verdi, le due correnti comuniste potranno sempre fondersi fra loro se lo vorranno, o aderire al nuovo partito rinunciando ai preconcetti ed alle utopie di troppi esponenti comunisti.

Anonimo ha detto...

non mi piace questo nuovo Partito Democratico, non mi piace come è stato realizzato, non mi piacciono molti (non tutti) i personaggi che lo compongono (parlo dei vertici ovviamente). E' un partito che nasce come democratico ma.....di centro quasi spostato a destra....
Confusione totale nella mente di molti.
questa Sinistra Democratica così fragile da risultare preziosa, ha tutte le caratteristiche per essere la fenice che risorge NUOVA dalle ceneri di una Sinistra che si è spenta per estrema inettitudine.
Risorgere, rinascere NUOVI, questo è quello che spero.
Questo è quello in cui credo.

Anonimo ha detto...

L'appeal di Sinistra Democratica o si misura qui o non si misurerà mai più: riformare la struttura del partito della Sinistra (anche ispirandosi a modelli risalenti, però), rivoluzionare completamente i contenuti della politica delle finte emergenze e dei tanti strascichi.
Pur avendo espresso una certa simpatia per la Costituente Socialista, almeno dal punto di vista filologico (il recupero neo-ortodosso del Partito Socialista Europeo), penso che la sfida debba partire dal Socialismo, ma non possa fermarsi lì. Non possa essere socialista e basta, giacché il Socialismo in Italia non ha mai avuto il seguito elettorale e consensuale del partito di massa, mentre in Europa nessun altro partito ha avuto la forza elettorale e politica dei Partiti Socialisti, nemmeno gli emuli dei "partiti di massa". Debbo forse ricredermi perché penso che questa contraddizione, più che un minus angustiante, sia uno spazio di risorsa, di riflessione, di dibattito, di contaminazione ed unione, (rispettosamente) antitetica al Partito Democratico.